Alla tavola d’Achille

Avevo le idee abbastanza chiare, quando dovevo trovare casa a Milano: sapevo che, seppur il budget a disposizione non mi permettesse di desiderare una casa colonica, il soggiorno avrebbe dovuto ospitare Arco. Volevo una casetta che, seppur piccola, potesse contenere dei gioiellini.

Trovata la casa, Arco aveva varcato la soglia insieme a sei sedie, ancor prima dell’arrivo del tavolo. L’avevo montata insieme ad Ale in una sera di fine agosto, in un soggiorno ancora vuoto: la mia bimba sarebbe stata il “pezzo forte” del flat.

Milano, una sera di dicembre di otto anni dopo.

Entro nel cortile di piazza Castello 27 con una certa emozione. Sulla destra, nella penombra, intravvedo la base di marmo che ha fatto la storia.

Ciao Elena, piacere, sono Giovanna, benvenuta nella Fondazione Achille Castiglioni!

Giovanna, la figlia di Achille Castiglioni, è una di quelle donne che piacciono a me: trasmette energia e passione fin dalla prima stretta di mano, e sa subito mettere a proprio agio gli ospiti. Sì, gli ospiti, perché è una serata speciale: non una semplice visita guidata alla Casa Studio Achille Castiglioni, ma una cena, organizzata da Milano Secrets, che ripercorre i piatti della tradizione meneghina omaggiando le preferenze di Achille in un menu realizzato dallo chef Davide Negri.

L’occasione è così ricca che, come da tradizione, passo i primi 10 minuti in completo tilt, con i lucciconi agli occhi nello scorrere la parete dove sono appesi tutti i ricordi, le cartoline, gli schizzi di quelli che poi sono diventati dei pezzi di storia del design (“Ma questo Ettore qui che firma è Ettore Sottsass?” “Sì!”. Ah, ecco.)

Siamo nella stanza dei tecnigrafi, e di materiale per perdersi ce n’è a sufficienza: ovunque cada l’occhio  c’è uno spunto, un modellino, una lampada di quelle che sai chiamarle per nome, un manifesto. La senti tutta, la creatività, in un ambiente così vivace ed estroverso.

Ed è bello ascoltare gli aneddoti di Giovanna che,  a tavola, con una ironia che ti cattura, parla della Fondazione non come “una operazione nostalgica”, ma come una base per una evoluzione continua.

Nulla è lasciato al caso nemmeno a tavola: dal servizio di posate posate Dry (1982), ai piatti Bavero (1997), ai bicchieri Splügen (1960). La tentazione di distrarsi leggendo i titoli dei libri ordinatamente riposti nella libreria al mio fianco è fortissima: una parete di libri dai titoli più diversi, e sì, c’è anche “Il mondo di Snoopy”, e sì, nella stanza accanto Snoopy è una lampada e nella stanza dei tecnigrafi Snoopy dei Peanuts è disegnato proprio di fronte a Snoopy lampada su un foglietto appeso alla bacheca.

Ma io posso fare ancora un giretto prima di andare via, vero?

Il giretto lo faccio fino alla stanza dei prototipi, ma ho un po’ la testa altrove, o forse ho la scusa ufficiale per tornarci con calma e con la luce del giorno e sentire ancora alcuni dei mille racconti di Giovanna, un concentrato di passione (“Mio padre mi ha sempre detto: qualsiasi cosa tu faccia, qualsiasi cosa tu decida di studiare, fallo perché lo fai per la passione”).

Quanto è ancora più bella, la mia Milano, in serate così.

 

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Studio Museo Achille Castiglioni

Piazza Castello 27
20121 Milano
tel: 02 805.3606
e-mail: info@achillecastiglioni.it
sito: www.achillecastiglioni.it

 

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