Ogni film ha un backstage: anche il #Braghyfilm.

“Ti voglio presentare il mio amico regista. Ho in mente una cosa per te”.

Ciao sono Elena e scappo davanti a qualsiasi cosa registri un video. Era così anche con la macchina fotografica: finchè stavo dietro l’obiettivo ero felice e serena, davanti andavo nel panico. Poi ho iniziato a interagire, e insomma, ora con le foto non dico che ci sguazzo, ma non sono più nemmeno uno stoccafisso.

Solo che col video, boh. Quando so che qualcuno deve riprendere i miei movimenti e – santo cielo – la mia voce, panico totale.

[Poi, dal panico totale davanti alla telecamera, più di un anno fa, è nata la mia amicizia con Filippa, ma di questo ve ne parlo un’altra volta].

L’appuntamento è per giovedì 29 maggio, al tramonto, al solito Nike Store di Gae Aulenti che è ormai la mia seconda casa. Dicono che mi vogliono presentare il regista di cui non so nulla se non che ha fatto un film che ha presentato al Festival di Venezia. Non mi sono fatta molte idee, ma ho un po’ paura di quell’incontro. Più che paura, il solito senso di inadeguatezza che mi coglie quando esco dal mio terreno familiare.

Michele è giovane [scopro poi che siamo coetanei, QUINDI E’ GIOVANE], ha un bellissimo sorriso rassicurante [e io che temevo il regista isterico e incattivito] e mi dice subito una cosa bellissima, appena finiamo di stringerci la mano per la presentazione:

Io mi sono già letto il tuo blog. La storia l’hai già scritta tu: hai una bella capacità di descrivere le tue emozioni. Non ho molto da fare se non capire insieme come raccontarla.

Una captatio benevolentiae che funziona: abbandono l’ansia da prestazione e mi faccio guidare. La storia è lì, ad un tavolino del bar col tramonto davanti a noi. Gli parlo delle persone che in questo anno mi sono state più vicine, ed è come se lui le conoscesse già. E’ come se mi conoscesse già, e volesse trasformare in immagini ogni istante che, nelle mie parole, mi faceva brillare gli occhi.

“Segnati il mio numero, ci vediamo qui domani sera, ti presento i ragazzi”.

Ed eccoci, all’indomani sera, 30 maggio: stesso posto, We Own The Night, solo qualche migliaio di ragazze in più.

Arrivano “i ragazzi” della produzione. “Ciao piacere ciao sono Elena ciao piacere ciao” e non ricordo nemmeno un nome: so solo che da quel momento avrò quattro o cinque telecamere puntate su di me, dietro alle quali ci stanno dei piacevolissimi ragazzi etero [sìììì a Milano ci sono ancora degli etero!] tutti vestiti di nero che, voglio dire, buttali via.

Dicono che, dopo i primi 5 minuti di disagio, mi dimenticherò delle telecamere. In realtà, dopo i primi 5 minuti di panico totale, sono già l’amica bionda dei ragazzi, e inizio a distinguere Marcello da Marco da Marcellino da Oscar [certo che tutti vestiti uguali non mi agevolano eh].

Arrivano le amiche a salutare, si compone un pezzo di #teamBraghy.

Marco riscuote subito un gran successo, il marpione. Ci vuole riprendere mentre chiacchieriamo. “Non vi preoccupate, vi riprendo solo ora poi non vi disturbo più”.
Amica: “Forse non hai capito, sono io che poi non ti faccio andare più via”.
Molto bene. Clima collaborativo instaurato.

La We Own The Night inizia tra poco, e io non voglio sapere il percorso. Voglio la sorpresa. Voglio emozionarmi scoprendo lungo il percorso quale sarà il percorso. Non è esattamente un’idea geniale, la mia, visto che lungo il percorso qualcuno dovrà riconoscermi insieme ad altre 7500 ragazze vestite come me e dovrà riprendermi.

Michele, il regista, che oltre ad essere molto sorridente è anche molto paziente, mi asseconda anche in questo: sa che la Ludo [#giulemanidallaLudo] correrà al mio fianco e prende contatti con lei.

Durante tutti i 10 km la Ludo, oltre a correre, passerà metà del suo tempo al telefono per capire se stare a destra, stare a sinistra, correre piano, correre veloce, uscire dal parco, rientrare all’Arena: santa, santissima Ludo.

E così capita che il povero Oscar ci aspetta all’ingresso dell’Arena ma non ci vede, ma noi vediamo lui, e torniamo indietro per rifare un pezzo. Capita che lui si corre tutta la pista dell’Arena all’indietro per riprenderci, mentre noi sorridiamo coi capelli al vento godendoci lo spettacolo al buio, la Ludo che cerca di illuminare le facce con la torcia dell’iPhone [provate a correre all’indietro, al buio, con una telecamera accesa per riprendere. Oscar è ancora vivo].

E capita che Marco sia in scooter in San Babila, e dobbiamo stare sulla destra così ci vede quando arriviamo, e ci abbandona quando entriamo al parco per riprenderci all’uscita, e all’uscita decide che è troppo semplice seguirci in scooter: vuoi mettere seguirci di corsa? E, negli ultimi due chilometri, il nuovo team è formato dalla Braghy, Ludo alla sua destra, Marco davanti.

Sempre con Michele in diretta telefonica.

“Michele è gentilissimo, Ele, ogni volta che mi chiama mi chiede scusa per il disturbo e mi manda il bacio prima di riattaccare”. Sì, Michele è un santo, ma anche tu sei una santa, Ludo, che stai facendo la mia assistente senza che io te l’abbia chiesto, e mi confermi ogni minuto di più quanto sia prezioso averti al mio fianco.

Capita anche che si arrivi al traguardo insieme, io, la Ludo e Davide, mano nella mano nel delirio più totale. E che una delle telecamere sia riuscita a riprenderci, mentre tagliamo il traguardo. Ma non tutti si sono accorti che siamo arrivati. Marco, per dire, 20 minuti dopo che ho tagliato il traguardo è ancora lì ad aspettarci, ed è pure preoccupato perché ci stiamo mettendo un po’ troppo secondo i suoi calcoli, e non è che Elena è stata male? [Marco, hai vinto].

Poi le scene in interno nel flat. Team ristretto, Michele Marco e Marcello. Il flat in mezz’ora è diventato un set per televendite, fari faretti microfono slider e tutto il resto. Io devo registrare il voice over. P-A-N-I-C-O. Io odio la mia voce. Un’ora e mezzo per registrare un voice over da spalmare su 3 minuti di video. E dopo un’ora e mezzo la mia voce è ancora tremante, e facciamo che la pigliamo così eh, non ci posso far niente se mi emoziono.

Ma è proprio durante la registrazione delle scene in interno, spenti i riflettori sulla corsa, che mi rendo conto della dedizione incredibile di questi ragazzi: ricercano il bello. Vogliono cogliere l’espressione felice, gli occhi che ridono, le dita smaltate sulla tastiera, la piega dei capelli. Giriamo per ore, vogliono che tutto sia perfettamente perfetto, nonostante io sia quanto di più opposto ci sia ad un’attrice. All’una di notte Marco è lì, spalmato sul parquet, a riprendere le mie scarpe da running secondo le indicazioni di Michele, spalmato di fianco a lui, mentre io passo sullo sfondo a piedi nudi e Marcello è pronto a spegnere la luce.

C’è Mika che canta in sottofondo e aggiunge allegria.

Io non lo so se sia normale lavorare sempre in queste condizioni, e con persone così capaci professionalmente e così piacevoli umanamente. So solo che è stata un’esperienza incredibile, e che se il #BraghyFilm vi ha emozionato è principalmente merito loro: merito di Michele, Marco, Marcello, Marcellino, Gabriele, Oscar, Mattia e Alice che hanno saputo cogliere il meglio, e presentarlo al meglio.

Che, alla fine, da soli non si va mai molto lontano.

[grazie Ambro, grazie Salva per il regalo bellissimo che mi avete fatto. Grazie Ludo, grazie Davidino, grazie Teo per aver voluto esserci, nel mio racconto: so che vi ho chiesto di fare i conti con la vostra timidezza, quindi il vostro supporto vale il doppio].

Ok, il prossimo #Braghyfilm, quando?

braghyfilm

4 Comments

  • Rispondi giugno 11, 2014

    Sara

    Quando una nuova corsa tutte assieme? Cambiamo location …. Sole mare… Sardegna??? Siiiiii vi ospito io!

  • Rispondi giugno 12, 2014

    Vale (ultimamente molto orilladm)

    E bravi Michele, Marco, Marcello, Marcellino, Gabriele, Oscar, Mattia, Alice e la Santissima Ludo 😉

    Ma brava anche tu, Elena, per aver vinto certe tue emozioni per far emozionare noi 🙂

  • Rispondi giugno 12, 2014

    Sara

    Che dire….racconto pieno di emozioni , emozioni , professionalità e umanità che arrivano dritti e che sono una rarità …. ma per fortuna , ci sono !!!! Smack!

  • Rispondi luglio 27, 2014

    annabella senatore

    l’ho già detto è bello leggerti e sei contagiosa!!!

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