Per me due chili di follower, grazie.

“Mi si nota di più se acquisto follower o se non li acquisto?”

C’era una volta Instagram.

Lanciato nell’ottobre 2010, mi vedeva tra gli early adopter: per una amante della fotografia come me, era il social network ideale per condividere immagini in modo interattivo.

Pubblicavo foto applicando dei filtri a dir poco imbarazzanti (il mio preferito era – mioddio – Earlybird), la geolocalizzazione era ancora un optional, gli hashtag pure, ma mi divertivo. Mi divertivo così tanto che un anno dopo l’apertura l’ho chiuso per aprire il mio profilo come IT girl di Grazia.it, e se sono cresciuta un pochino lo devo anche a Grazia.it. Dopo più di tre anni come @elena_grazia_it sono tornata ad essere solo @elenabraghieri, ma insomma, lo spirito di condivisione non è cambiato (per fortuna ho smesso di usare filtri e cornicine orrende).

Cosa è cambiato in quasi sei anni?

Sono cambiati gli utenti, è cambiato il fine. Da utenti semplici ad influencer, da social network a invitante vetrina per i brand.

Si inizia a parlare di numeri, di engagement.

“Dai che quando arrivi a 50k ti faccio lavorare per noi” mi aveva detto una volta un digital PR: stavo coltivando i miei 40k, e mi sembravano già una immensità. 40k di utenti interessati alla mia vita piuttosto monotona di impiegata che cercava di condividere il bello delle sue giornate non sempre brillanti, non sempre in giro per il mondo.

Chi aveva puntato a farlo diventare un lavoro vero e proprio a tempo pieno cresceva ovviamente di più, ma in modo sempre giustificato, con una crescita organica e un buon rapporto tra numero di follower, numero di like per contenuto e quantità di commenti. Cresceva giustamente anche la qualità dei contenuti, più curati nell’immagine e nella capacità di coinvolgimento. Ma era tutto dannatamente giustificabile.

(Io, nel frattempo, avevo raggiunto i famigerati 50k che avrebbero dovuto farmi accedere a chissà quale fantomatico paradiso degli influencer)

Poi, boh. Poi hanno iniziato a spuntare dal nulla nuovi fenomeni media. Nomi sconosciuti, sbucati da chissà dove, ma che crescevano da un giorno all’altro di 5k follower. Da un giorno all’altro.

Ce n’era per tutti i gusti: 80k follower e meno di 100 like a foto. 5k follower e 800 like a foto. Millemila follower e zero commenti.

In generale: qualcosa non tornava nei rapporti tra numero di follower, numero di like e numero di commenti.

Ora lo shopping di follower e like sembra ormai prassi comune. Così comune da far apparire sfigato chi non la fa.

Che importa dedicare tempo ed energie per trovare contenuti interessanti, interagire, stupire, quando con due semplici click e una carta di credito puoi fare il botto? Intanto la maggior parte dei brand non se ne accorge, o se ne frega, e i nuovi fenomeni gonfiati sfornano collaborazioni con prestigiosi brand (e didascalie tradotte in inglese con Google Translate, magari, perché bisogna pur essere internazionali con certi numeri).

E l’engagement?

“Ma vuoi mettere? Ha pubblicato una foto del nostro prodotto e in mezz’ora la foto aveva più di 1000 like, pazzesco!” Sì, ma hai visto di chi erano i like? Di xxxdddhe, di $fjuy£ e di rugye23. Che, immagino, non rappresentano esattamente il tuo target. E commenti, quanti? Zero? Ops, forse nessuno dei 1000 che ha fatto like è interessato ad approfondire.

Presunti influencer con un numero di like per post pari al 40% del numero di follower, quando la prima regola del web resta il principio 90-9-1: eppure sono giovani, sono freschi, facciamoli lavorare. Su un pubblico finto, praticamente inesistente, ma facciamoli lavorare. Perché alla fine contano i numeri, giusto? Truccati, ma pur sempre GRANDI.

Lo ammetto: sono sconfortata.

È, per l’ennesima volta, la dimostrazione che un lavoro onesto e trasparente non paga.

Per fortuna esistono ancora brand che preferiscono collaborare selezionando la qualità, l’impegno, il grado di interazione, il tono di comunicazione.

Per fortuna c’è ancora chi ne fa una questione di credibilità.

E restare credibile (sul web e nella vita) è la mia preoccupazione più grande.

10 Comments

  • Rispondi luglio 8, 2016

    serena D

    Vedi pur avendo un blog, sul quale non scrivo molto spesso, instagram dove pubblico foto dei miei gatti, del cane, del moroso, della GB, una pagina FB mi ritenevo abbastanza informata, invece nisba di tutto questo compra un tot al kilo non sapevo nulla, tanto meno – svejaaaaaaa – avevo capito che sia tu che elena_grazia eravate la stessa persona….ahahha. Ti seguo perchè mi piace il tuo stile, moltissimo, mi piacciono le tue foto mi piace quello che pubblichi ecco puro e semplice, non per copiarti, non per criticarti ma solo per guardare il bello e le belle foto.

  • Rispondi luglio 15, 2016

    davide maestri

    bisogna ammettere che Instagram rimane il social network che più rispecchia la realtà ed i nostri tempi. Apparire,falsare i giochi,nascondere ciò che vogliamo e far credere ciò che non siamo, etc… un mondo che non mi appartiene, principi che non accetto. e tanto altro si potrebbe dire.
    ti suggerisco una riflessione da fare,giusto un pensiero e magari crei anche un bell’articolo.
    come sarebbe la tua vita se domani chiudessi il tuo profilo Instagram (solo per ipotesi!).
    Bacio

    • Rispondi luglio 15, 2016

      Elena Braghieri

      Senza Instagram avrei meno opportunità belle. Instagram mi ha fatto conoscere persone, che da virtuali sono diventate reali. Mi ha fatto trovare un amore grande, grandissimo, ancora forte. Mi ha fatto vivere esperienze che non avrei vissuto se non avessi avuto xx follower. Mi ha permesso di far innamorare altre persone di cose di cui mi sono innamorata io, e Dio solo sa quanto sono felice quando posso condividere cose. Amo pensarla così, che non ci sono solo falsi, opportunisti, wannabe, ma anche gente reale, e onesta, ed entusiasta della vita (you may say I’m a dreamer, but I’m not the only one)

  • Rispondi agosto 16, 2016

    Laura

    Elena tu sei vera e genuina, la tua passione traspare da ogni singolo post. Continua così perché c’è davvero bisogno di personaggi sinceri come te nell’oceano delle blogger 😉
    PS le tue guide sono super !! Posso chiederti se farai qualcosa anche sulle Eolie ? Ci andrò a settembre e spererei tanto di avere i tuoi consigli. Un caro saluto da Laura

  • Rispondi agosto 18, 2016

    Cristina Di Raimondo

    Ciao Elena, ti seguo già da un po’ sia sul blog che su Instagram, mi piace il modo in cui scrivi e le foto che pubblichi, riesci sempre ad aprire un piccolo scorcio di bellezza anche nelle giornate più pesanti (lavoro/casa &co.). Effettivamente avevo notato qualcosa di strano…(ogni tanto perfino sul mio profilo Instagram appaiono offerte di like un tanto al chilo), credo che tu abbia fatto bene a svelare il meccanismo non per tutti così chiaro. Comunque io la prossima settimana parto per qualche giorno in Val Pusteria!!! Quindi un bel GRAZIE per i tuoi consigli e le splendide foto e buon proseguimento di vacanza.

    • Rispondi settembre 7, 2016

      Elena Braghieri

      com’è andata in Val Pusteria? 🙂

  • Rispondi agosto 21, 2016

    Erix Arrietty

    ???? Elena cara, devo farti un applauso. Instagram, come tanti altri social, ha perso la sua poesia originaria di “raccoglitore di ricordi” ed è diventato la fiera del kitsch, del finto, del tronista e della blogger Machilaconoscequella ! Io ne ho fatto un giardino privato con i miei 96 follower, tutti amici carissimi, ma seguo con piacere persone come te e pochi altri, che hanno saputo conservare ” la magia delle piccole cose ” ! Complimenti per il tuo blog sincero e fregatene di quanti K followers hai su Instagram…

  • Rispondi agosto 24, 2016

    Maddalena

    Io ti seguo da tre anni e sono sempre più felice di farlo. Sei vera, in tutto, e se sono ancora su instagram è perché è bello sapere che ci sono ancora persone come te, che non si camuffano e non vogliono far credere di essere quello che non sono. Grazie per come sei e grazie per farmi sempre sognare con i tuoi post!

    • Rispondi settembre 7, 2016

      Elena Braghieri

      grazie per le belle parole <3

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