Grazie per avermi accompagnato

[Disclaimer: post ad alto contenuto patetico. Astenersi runner veri, runner celoduristi, runner chenondevonochiederemai. Praticamente tutti i runner.]

Il cambio stagionale dell’armadio è arrivato alla scarpiera [ma di questa vi parlerò più in dettaglio].

Il fatto è che mi sono tornate in mano le scarpe con cui ho corso i primi 250 chilometri.

Forse un po’ meno di 250, visto che la prima We Own The Night l’ho fatta con le Flyknit Lunar1, e la We Run Rome con le Pegasus Shield [quelle impermeabili, per intenderci, visto che era il 31 dicembre]. Facciamo 200.

200 chilometri non sono niente per un paio di scarpe. Cioè, per il resto del mondo dei runner sarebbero ancora nuove. Io, che non sono una runner vera, che ho ancora seri problemi di postura corretta, che quelle scarpe le ho messe più volte anche per fare la fighetta sportyfescion, credo che sia arrivato il momento di salutarle: la suola, nella parte dove appoggio di più (e male), è diventata liscia. Quelli che se ne intendono dicono che sia tempo per un paio nuovo.

Ma quando ho aperto la scatola, seduta sul parquet del flat, da quella scatola sono usciti i ricordi.

Che io corra col cuore più che con le gambe è ormai palese. Ma quei ricordi mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi.

Perchè in quei ricordi ci sono le prime libertà nuove, quelle che non sapevo nemmeno esistessero: una volta scoperte, bastava infilarmi le mie Lunarglide arancioni e correre. Poco e male, ma correre.

Perchè in quei ricordi ci sono i primi shorts abbinati alle scarpe, grigi coi profili arancio, che con l’abbronzatura estiva mi facevano sentire fighissima oltre che coordinatissima. Che va bene correre, ma non dimentichiamo lo stile.

Perchè in quei ricordi ci sono tramonti caldi, avvolgenti, silenziosi e mozzafiato, condivisi con una squadra affiatata di cui mi sentivo parte, e che mi facevano sentire parte.

Perchè in quei ricordi ci sono i whatsapp del venerdì sera (“Allora, domani vuoi correre?”) e le corsette a due del sabato mattina, e tutti i piccoli progressi che avevo fatto a fianco del #BraghyCoach che si era preso cura di me.

Perchè in quei ricordi ci sono tutte le mie amiche che si sono prese le stesse scarpe dopo avermele invidiate. E ho cercato di portarle a correre con me, ma forse non sono stata sufficientemente convincente [o forse non avevano bisogno di guarire un cuore a pezzi].

Perchè in quei ricordi c’è quella gara a Monza e quella caduta orrenda a 500 metri dal traguardo, e l’inizio di un infortunio durato troppi mesi.

Che si fa con le scarpe che non si usano più? Io queste le voglio conservare.

Sono come un peluche con cui sono cresciuta.

Ok, fa ridere dire che sono cresciuta nel running, visto che sono ancora qui ad arrancare per 9k. Ma è una crescita morale, col cuore e con la testa. Anche solo capire che non riesco più a farne a meno è una crescita.

E quindi vi sistemo bene nella vostra scatola, care Lunarglide5, insieme a tutti i ricordi, e vi porto in cantina.

E ogni tanto vengo a controllare se fate le brave, voi e i miei ricordi che voglio accantonare.

Per fare spazio a ricordi nuovi, e più belli.

10 Comments

  • Rispondi aprile 13, 2014

    Simona

    L’happy ending è sempre la scelta migliore firmato una molto proud per la scelta di fare spazio al nuovo, più bello, più tutto: che ti invada.

  • Rispondi aprile 13, 2014

    Valeria (RunningTillola)

    Come ti capisco. Anche io ho a casa, in un sacchetto speciale, le mie prime Nike (che ho dovuto lasciare perchè sono troppo pesante per poterle indossare) piene di ricordi! Le prime scarpe da running non si dimenticano mai!

  • Rispondi aprile 13, 2014

    Sasà

    Perché con quelle scarpe abbiamo cominciato a correre insieme. E insieme abbiamo scelto la nostra unità di misura: il cuore.

    • Rispondi aprile 13, 2014

      Elena Braghieri

      E una sera alla fine di una corsa tu mi hai mostrato un regalo bellissimo, in formato pdf.

  • Rispondi aprile 14, 2014

    Simone @purtroppo

    Mi sa che hai fatto ben più di duecento km. Tienile per fare s-cif s-ciaf nelle pozzanghere quando piove e ti viene voglia di andare a correre lo stesso (magari cercando di abbinare la gioia della pioggia col tuo umore)

    • Rispondi aprile 14, 2014

      Elena Braghieri

      Con il cuore ne ho fatti almeno duemila. Piroette comprese. s-cif s-ciaf mi piace parecchio.

  • Rispondi aprile 14, 2014

    anna

    Tienile assolutamente! Io le mie prime scarpe da corsa le ho totalmente distrutte, ma le conservo ancora gelosamente nella scarpiera. Alcune cose vanno conservate per farci ricordare la strada percorsa quando ci sentiamo tristi.

  • Rispondi aprile 14, 2014

    ladimy

    Volevo dare una direzione alla mia storia d’amore (e tonicità al mio fondoschiena) e allora dopo anni ho ripreso a correre. Ho scoperto i RedSnakes e la loro grinta travolgente. Ho fissato il mio obiettivo: la WOTN. Dopo una training run intensa e felice, il mio menisco mi abbandona e io abbandono il mio obbiettivo.
    Le mie Lunarglide hanno percorso troppi pochi kilometri e determinato troppi pochi ricordi per essere riposte. Voglio dargli ancora tempo e spazio.
    E lo voglio dare anche a me stessa.

  • Rispondi aprile 15, 2014

    Ali

    Ciao Elena fantastico il tuo blog!!! Ormai ti seguo da tempo su Fb e su istagram…Sei la mia musa ispiratrice!!! Il blog e’ spettacolare..in tutto e per tutto!!!
    Ti chiedo un consiglio in tema di Nike! Visto che ne voglio comprare un paio..utilizzabili sia x correre sia x il tempo libero..e non voglio rinunciare allo stile…quali mi consiglieresti?

  • Rispondi luglio 27, 2014

    annabella senatore

    i ricordi aiutano a vivere meglio la realtà se sai prenderli e preservarli!

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