Elena, per te il giorno 1 della MFW finisce qui!

Milan Man Fashion Week, Day One: iniziato alle 10, finito alle 13.

Cinque motivi random per cui alle 14 stavo mangiando carboidrato violento da U Barba mentre il resto del mondo seguiva il calendario della Camera della Moda:

  • non sono stata invitata alle sfilate in calendario nel pomeriggio. Spieghiamola meglio. Non lavoro nè come fashion editor nè come stylist per una testata. Non ho la necessità impellente di vedere una sfilata dal vivo, soprattutto ora che la maggior parte delle sfilate è fruibile online. Esserci, durante una sfilata, è sicuramente un piacere e un’emozione che il web non trasmette. Ma, proprio perché so che ci sono mille addetti ai lavori che hanno priorità su di me, non è mia abitudine chiedere un accredito: se un brand ha piacere che io ci sia, mi invita. Se un brand non mi considera nel target degli influencer, non mi invita, e io vivo comunque serena [e non vado in giro nuda]. Ricevere un invito per me è un grande onore, respirare il clima sfilata “da dentro” un’emozione a cui non mi sono ancora abituata. Ma – sto per dire una cosa forte – nessun brand mi sta facendo un favore, invitandomi: diciamo piuttosto che ci sono interessi da entrambe le parti – io sono felice di esserci, il brand invitandomi spera che gli dia visibilità.
  • non lavoro più per un’agenzia fotografica come contributor di streetstyle. Quanto tempo di lettura avete? Perché qui vorrei aprire il capitolo “La morte dello streetstyle”, quindi mettetevi comodi, stappatevi una birretta e accendete il condizionatore. Iniziamo col dire che per scattare foto di streetstyle non serve solo una preparazione fotografica [e già questa non mi pare banale], serve anche una certa cultura di moda. Serve capire cosa può essere o diventare un trend e cosa invece rimarrà una baracconata messa in piedi per la fashion week. Serve distinguere un dettaglio che dà personalità da un insieme confuso e insignificante. Per questo resto convinta – e tiratemi le pietre – che lo streetstyle non lo possano scattare fotografi che nella vita fanno foto di eventi o di paparazzate. Stesso discorso vale per l’agenzia che vende le foto. Un’agenzia che affida a un fotografo di streetstyle un elenco di persone da fotografare, di streetstyle non ha capito nulla: quelle sono celebrities, non sono look. Scattare streetstyle significa anche cogliere la perfetta sconosciuta che ha azzeccato un colore, un taglio, una proporzione.
  • non credo più nello streetstyle. Che le cose negli ultimi anni siano cambiate l’hanno già scritto persone autorevoli su testate autorevoli: non sto scoprendo l’acqua calda. La mutazione l’ho però vissuta sulla mia pelle. Ho iniziato a fare streetstyle nel 2009, quando eravamo davvero in pochi a farlo. Il che è stato anche la mia fortuna: poca concorrenza, più opportunità di lavoro. Fare streetstyle mi divertiva. Non solo, ero la prima destinataria delle foto che facevo: ho imparato a vestirmi scattando persone che sapevano vestirsi. Avevo la predilezione per Viviana Volpicella, potrei raccontarvi ancora tutti i suoi look, non ne sbagliava uno. C’era della ricerca, c’era una certa cura. Ma Viviana si veste ricercata e curata anche fuori dalle quattro settimane della moda: se vi è capitato di incontrarla nel suo principato di Brera, avrete notato che è difficile – per non dire impossibile – trovarla fuori forma, anche quando scende dai tacchi e preferisce i look più casual. Che poi, a cosa serve lo streetstyle, se non proprio a ispirare le persone a trovare spunti di abbinamenti, proporzioni, colori? Cosa c’è di inspiring se mi stai proponendo un total look di un brand – che ho già visto sei mesi prima direttamente in passerella – senza aggiungere un tuo tocco personale? Sempre per tornare alla Vivi, non dimenticherò mai quella volta in cui si è presentata alla sfilata di Dolce e Gabbana in abito giallo, Celine bag turchese e tacco Fendi multicolor. Splendida e solare. Dettaglio: l’abito era di Zara. Dettaglio: il giorno dopo quell’abito era sold out. SOLD OUT. Perché, alla fine, la forza di certi look sta proprio nel renderli copiabili: non mi posso permettere la borsa di Celine? Pazienza, userò una borsa di Furla. Ma l’abito, toh, me lo posso permettere anch’io, e con un budget più limitato mi sento figa [quasi come] Vivi. Che poi i brand lo vedano come una meravigliosa vetrina gratuita è assolutamente comprensibile: non sono contraria al product placement, anzi, da brava influencer partecipo attivamente a far conoscere alcuni brand. E’ che, senza un proprio tocco, senza personalità, tutto perde senso. E poi smettiamola di dare la colpa ai brand: una bella fetta di responsabilità è di noi fotografi, che in quei giorni frenetici abbiamo in mano Il Potere, la Macchina Fotografica, quello strumento che dà visibilità alle persone. In quei giorni abbiamo la facoltà di dire, con le nostre foto, “tu sì, tu no”. E chiunque speri in un po’ di visibilità sa che l’esterno delle sfilate è il posto giusto: ci sarà sempre almeno un fotografo, o pseudo fotografo, pronto a immortalarlo e pubblicarlo anche sull’ultimo dei blog. Certe baracconate – donne vestite da Biancaneve, minorenni con zatteroni e capelli improbabili accompagnati dai genitori, pellicce con 40 gradi all’ombra – nascono proprio da questo meccanismo.
  • sono un’influencer, mi trovate tutto l’anno su Instagram. Che non vuol dire che mi faccia schifo se mi fotografa Tommy Ton. Anzi, mi gaso parecchio. Ma la mia religione mi vieta di mettermi fuori dalle sfilate in attesa che qualcuno mi fotografi. Non sono quei quattro momenti all’anno che mi danno la visibilità. La visibilità me la prendo tutti i giorni quando pubblico le mie foto su Instagram, occhiaie comprese. Non è il buon Tommy [che trovo il miglior fotografo di streetstyle anche a distanza di anni] a decretare il mio successo o la mia sfiga. Io sono quella che continua a vestirsi nello stesso modo, dentro o fuori le fashion week, e si spara mille pose con l’iPhone. Sono quella che d’estate si veste pochissimo e d’inverno si stratifica bene. Un po’ noioso, come soggetto fotografico, per i più.
  • quando tutti iniziano a fare la stessa cosa, io devo smettere. Stamattina, per dire, c’erano più fotografi che fotografati [nel senso che da fotografare c’era ben poco]. No, grazie. Con la moda continuo a divertirmi, ma in altro modo.

Poi c’è anche chi mi conosce e sa che un pass di backstage – non richiesto – è un regalo grandissimo. Ma il backstage ve lo racconto domani 🙂

________________

Anna Dello Russo in Lanvin, stamattina, fuori da Ermenegildo Zegna. Fotografare Anna è sempre un divertimento assicurato.

11 Comments

  • Rispondi giugno 21, 2014

    simone

    Per non parlare di quando vi rompete le palle a cominciate a fotografarvi tra di voi fotografi che alla fine siete tra i pochi vestiti fighi… Tu e Edwin, Edwin e Meo, Meo e Tommy, Tommy e Charley, Charley e Namh… e fatevela una foto di gruppo …ma fatevela fare da Mariano!!!!

    • Rispondi giugno 23, 2014

      Elena Braghieri

      ahahaha!

  • Rispondi giugno 22, 2014

    Manuela

    Quante cose non sapevo…
    Hai ragione quando dici che la spontaneità e la personalità sono doti rare, e capisco la tua voglia di prendere le distanze da certi meccanismi malsani.
    Sono d’accordo anche sui look fotografati fuori dalle sfilate. L’anno scorso ho visto diverse bloggers in total look Moschino o Louis Vuitton, e non mi hanno trasmesso nulla. Era come vedere uscire un manichino dalla vetrina, niente più.
    Adoro invece i look di Viviana, i tuoi… scoprire ogni volta un nuovo accostamento di colori e accorgermi che magari mi sta bene e giocarci un po’. È questo il bello della moda per me, imparare sempre qualcosa di nuovo che ci faccia sentire diverse, più carine, che ci faccia stare bene 🙂
    E poi sono look “veri”. Non ricordo di averti mai vista in abito sottoveste a gennaio…
    Grande Elena 😉
    Bacio,
    Manu D

  • Rispondi giugno 23, 2014

    Ale Iovi

    È sempre un piacere leggerti.
    Ma quegli accenti grave sul perché… danno proprio fastidio al pari di un look stonato.
    Per i testi però, al contrario del buon gusto nel vestirsi, che è innato o s’impara cercando di ispirarsi o emulare esempi di stile quale sei, esistono correttori di bozza automatici.
    Forse è il caso usarli?!
    Con stima,
    Ale

    • Rispondi giugno 23, 2014

      Elena Braghieri

      ti ringrazio per l’osservazione, ora provvedo a correggere gli accenti. Sulla tua stima nei miei confronti invece permettimi di avere qualche dubbio: avresti usato un altro tono.

      • Rispondi giugno 25, 2014

        Valeri

        Più senso dell’umorismo, Elena 🙂
        ce l’hai… ce l’hai…

        • giugno 25, 2014

          Elena Braghieri

          L’umorismo lo uso quando serve. Troppo comodo appellarsi all’umorismo per spiegare ogni fenomeno.

  • Rispondi giugno 23, 2014

    Enrica

    Questo post è interessante quanto onesto e per certi versi coraggioso. Perchè esordisci nel dire che non hai ricevuto molti inviti, e lo fai nella più totale serenità, di chi si diverte in un mondo di balocchi ma non ne fa una ragione di vita; ahimè credo tu sia una delle poche. Detto ciò come non si fa a non essere d’accordo con te? Per me tu sei una voce autorevole prima di tutto perchè ti sai vestire bene, con pezzi alla moda sì ma non messi insieme per colpire e attirare il fotografo di turno. Gusto ed eleganza per riassumere. Tu hai stile non solo nel vestirti, ma nello scegliere colori e accessori e nel valorizzare i tuoi punti di forza quindi anche ‘solo’ per questo resti autorevole, lo resta il tuo occhio di fotografa e di fotrografata.Quindi mi dispiace perchè immagino sia bello vivere una sfilata, ma a me interessano sempre le foto dei tuoi outfit che di passerelle…perchè comprerei sempre quello che indossi tu e non quello che si mettono gli altri:)

  • Rispondi luglio 1, 2014

    Federica

    Sei una grande! Hai il coraggio di dire no a un mondo malato cui molti vorrebbero appartenere, a qualsiasi costo.
    Baci

  • Rispondi luglio 2, 2014

    Elena

    Cara omonima
    ho letto con attenzione il tuo post perchè mi affascina molto il tuo riuscire a combinare una carriera “normale” (lavori in un assicurazione giusto?) con un mondo, quello della moda, che almeno all’apparenza normale non è.

    Io lavoro in un settore un po’ strambo, quello della comunicazione online legata alla musica, e forse come te (per quanto riguarda la moda) sono partita con un grande entusiasmo…poi con il tempo che passa, i social network che avanzano e rendono tutto frenetico, e tutti gli interessi del sottobosco che vengono a galla (della serie “faccio questo ma solo in cambio di quest’altro”) ci si accorge che settori ambitissimi come moda, musica, comunicazione sottostanno alle stesse regole di uno studio assicurativo o qualsiasi altro ufficio.

    Allora forse un po’ la magia della prima ora si perde…resta qualche emozione e gratificazione ogni tanto…e nel tuo caso restano sempre le tue Manolo 😉

    Baci

    ps: grazie a te ho riscoperto la camicia bianca…thanks

  • Rispondi luglio 27, 2014

    annabella senatore

    quanto mi hai divertita!! hai classe anche nelle posizioni, nei pensieri ed è bello sapere che non sono unica nell’andare in direzione opposta e contraria:ostinatamente!!!!!

Leave a Reply