Di cappelli che fanno storia: il museo del cappello Borsalino

La Sala Campioni la trovo al primo piano, dopo aver attraversato corridoi e aule universitarie e bacheche con gli annunci.

Si apre la porta e lì, catalogati in vetrinette alte fino al soffitto, sono conservati più di centocinquanta anni di storia del cappello.

Proprio in quella sala, per molti anni, sono stati esposti i prototipi dei diversi modelli di cappelli, ognuno con gli estremi delle misure, del colore e della forma, per poter essere riprodotti nei reparti di lavorazione.

Non mi stupisco, girando per quella sala, se il marchio Borsalino è diventato, negli anni, il sinonimo stesso di cappello: tra centinaia e centinaia di forge di cappelli che hanno attraversato epoche, rivivo la memoria di Giuseppe Borsalino, che ha fondato la fabbrica, e del figlio Teresio che l’ha portata ai massimi livelli.

Tra una vetrinetta e un carrellino in legno per il trasporto dei cappelli in fabbrica, scopro aneddoti curiosi, come quello della creazione del modello “Mambo”, nel 1956: il cappello classico dava noia per salire in macchina, per cui fu creato questo nuovo modello basso e molto piatto che ebbe un gran successo.

C’è un’atmosfera ovattata, fuori dal tempo: modelli creati un secolo fa sono gli stessi so cool negli scatti di streetstyle recenti.

E’ quasi un peccato che tutto il background di tanta bellezza sia concentrato in una stanza sola, nascosta tra le aule universitarie di Alessandria, quasi difficile da scovare.

Scatto foto, mi perdo tra gli scaffali, leggo altri aneddoti.

Per esempio, a cosa si deve quella infossatura nel senso della lunghezza sulla cupola del classico cappello? Leggenda narra che Cristiano Lobbia, un politico di fine Ottocento, si prese una bastonata in testa durante una aggressione e il suo cappello rimase schiacciato al centro, e i suoi sostenitori, per simpatia, fecero lo stesso sui loro cappelli.

Esco da quella stanza un’ora e mezzo dopo, con mille foto in più, con la voglia di tirar fuori dall’armadio i miei cappelli invernali e sfoggiarli subito nonostante il caldo, e con la sensazione che questa nostra Italia non faccia mai abbastanza per valorizzare i propri tesori.

Poi arriva il FAI, che con l’iniziativa “I luoghi del cuore” sta facendo un censimento dei luoghi italiani da non dimenticare. E tra i luoghi da non dimenticare ad Alessandria c’è lui, il Museo del Cappello di Borsalino.

C’è la possiblità di votarlo a questo indirizzo: più voti otterrà, più salirà in classifica. Il FAI si propone di intervenire sui primi tre classificati, ma tutti i luoghi che avranno ottenuto almeno 1.000 voti avranno la possibilità di presentare una richiesta di intervento.

Mi aiutate? Facciamo salire in classifica questo gioiellino da valorizzare?

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Museo del Cappello Borsalino
Via Cavour 84
Alessandria
Aperto al pubblico sabato e domenica ore 16.00-19.00

 

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