Cosa significa Possession? Lo dico a Parigi.

“Pensa a cosa significa Possession secondo te” [Possession, letta con l’accento francese, ndr].

Cosa significa possedere qualcuno? Ho le idee molto chiare a riguardo, ma esprimerle non pare facilissimo. Sono in viaggio per Parigi, con un anello nuovo al dito che non abbandonerò più, e mentre me lo rigiro sull’anulare sinistro guardando le nuvole dall’aereo penso che la chiave di tutto è la libertà.

Saranno giorni da principessa. Lo intuisco appena atterro a Charles De Gaulle: un driver mi accoglie per portarmi a destinazione. “E’ la sua prima volta in elicottero, signora?” E’ la mia prima volta sì, e non so se sono più eccitata o impaurita. Ma quando mi ricapita?

Giù dall’aereo, e subito sull’elicottero. “Mettete le cuffie, possiamo comunicare con l’interfono. Pronto, prova, mi sentite?”. Ti sento, ti sento. Ti sente anche il mio stomaco, che appena ci alziamo dal suolo non gradisce i vuoti d’aria e la sensazione di essere a nonsoquantimetridaterra su una scatolina leggera leggera. Ma poi, un minuto dopo, ecco qui. Da rimanere senza fiato.

 

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[Whatsapp] “Mi hai venduto il sogno, ti sei fatta il giro in elicottero!” [no, io e te non ci possediamo, o forse sì, ed è la tua ansia principale. Ma sei libero, e questo non l’hai ancora capito].

Giù dall’elicottero, e via subito agli Studios Daylight, dove una meravigliosa Jessica Chastain ci accoglie con un sorriso disarmante, fresca di shooting e di gioielli nuovissimi. “Oh, I love Italia!” e sappiamo anche il perché, vero Jessica? Dice di essere stanca, è stata sul set tutto il giorno, eppure ha voglia di fermarsi a chiacchierare con noi, ed è proprio figa, mannaggia, di un’eleganza leggiadra e non affettata.

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Via dagli studi, dritti verso l’hotel. Un signor hotel, Le Meurice Palace, un hotel da principesse. E in principessa mi ci devo trasformare in 3, 2, 1, perché la serata non è da meno. Un brindisi alla Boutique Piaget in Place Vendome per provare in anteprima la nuova linea di gioielli [mi innamoro follemente di un paio di orecchini pendenti in oro bianco che cercherò sul set anche il giorno seguente], e via verso… Le Jules Verne, il ristorante di Alan Ducasse in cima alla Tour Eiffel [l’ho detto, che dovevo essere principesca]. Le luci di Parigi dall’alto, un’ottima compagnia al mio tavolo, un menu degustazione da capogiro [quelle capesante con formaggio fuso ancora me le sogno].

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[Whatsapp] “Hai finito di fare la principessa, stasera?” [se vuoi che ti dica che non ci possediamo, te lo dico, così stai tranquillo. Ma guarda che non è così come credi]

“Turn and the world is yours”: sono le istruzioni d’uso per l’anello che non mi abbandona dalla partenza. In effetti, in una camera enorme, in un letto enorme, con un anello nuovo al dito, il mondo sembra quasi ai miei piedi. Sogni d’oro.

Mi sveglio con ancora gli abiti da principessa su un lato del letto, le mie Gianvito abbandonate in un angolo dalla sera prima. Mi aspetta una colazione coi controfiocchi. “We’ll just have an espresso, please”, e insieme al caffè è un trionfo di alzatine d’argento, pain au chococat, burro salato, spremute freschissime e… una colazione da principessa, appunto. Che se poi ti senti stressata, arriva il massaggio al viso di un’ora, nella SpA dell’hotel appena inaugurata, a rimetterti a nuovo. E poi il pranzo, con una Saint Honoré tra le migliori di Paris – così mi dicono gli amici dalla regia – al ristorante Très Honoré, in attesa di un pomeriggio sul set.

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Che poi anche le principesse si stancano, e sul set ci arrivo con la faccia un po’ stravolta, o forse è tensione: io che faccio tanto la disinvolta nella vita vera, davanti alla telecamera sono uno stoccafisso. E poi, ho pensato a cosa dire a proposito di Possession? Improvviserò. Trucco, parrucco, il mio abito preferito del momento – ricordo di una serata bellissima – le mie inseparabili Gianvito. Posso scegliere i gioielli? Ritrovo gli orecchini della sera prima, abbino un signor anello tutto tempestato di brillanti, e il set è lì che mi aspetta.

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“Ogni ragazza ha un elemento particolare sul set: chi le farfalle, chi la pioggia… per te pensavamo alle bolle di sapone”. Le mie adorate bolle di sapone. 17 luglio 2014. Sì, voglio le bolle di sapone.

“Cosa significa Possession per te?”

Per me Possession significa… [presto, sul sito ufficiale di Piaget].

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E sì, la chiave di tutto è la libertà. Solo chi mi ha lasciato libera mi ha realmente posseduto. Solo chi ho lasciato libero è stato davvero mio. Quell’appartenenza di cuore che va oltre ogni contratto scritto e siglato, va oltre ogni formalità. D’altra parte, lo dice pure Sting:

If you love somebody, set them free.

 

[Tre giorni da principessa, grazie a Piaget, che mi ha regalato un sogno al di là di ogni aspettativa. E un anello nuovo, che non mi abbandona più da quel 12 marzo: ogni tanto lo giro, e spero sempre nei superpoteri. E le idee chiare su Possession, e nessuno che mi appartenga veramente. Ma sono libera, e libera di possedere.]

[su Instagram il racconto del viaggio si chiama #BraghyEiffel]

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5 Comments

  • Rispondi maggio 12, 2015

    fili

    un bellissimo racconto #BraghyEiffel di un soggiorno da favola. vogliamo più principesse vere come te.
    xoxo

    • Rispondi maggio 12, 2015

      Elena Braghieri

      Love you.

  • Rispondi maggio 13, 2015

    davide maestri

    mi hai fatto venire i brividi…brava (come sempre)

  • Rispondi maggio 19, 2015

    Sara

    Avresti dovuto fare la scrittrice…. Hai un modo di raccontare che è wow???pensaci!

  • Rispondi giugno 9, 2015

    pamela

    Vivi un sogno e le tue parole leggere e fresche donano vitale energia alle esperienze che racconti… Grazie

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