Salina, il più caldo degli abbracci

Salina, atto terzo.

Terza estate consecutiva nel giardino delle Eolie, per la prima volta da sola. Sta diventando una meravigliosa abitudine, viaggiare da sola. Perché non ho tabelle di marcia da concordare, posso saltare cena quando non ho voglia di salire in paese, posso fermarmi a parlare con chi voglio per quanto voglio senza che nessuno si scocci, e posso decidere che di questa vacanza l’ultima priorità è stare in spiaggia.

Sì, perché la cosa che – a posteriori – mi ha colpito di questi 8 giorni alle Eolie è che il bagno l’ho fatto solo tre volte. E, a parte godermi il tramonto dopo il bagno a Pollara, sono state tre volte fugaci. Niente spiaggia, niente costumi fighi, niente look da acchiappo.

L’unica cosa che mi interessava era la vita autentica. Ed è quello di cui ho fatto il pieno.

A chi mi ha chiesto una guida: non farò una nuova guida. Vale sempre quella dell’anno scorso. L’unica integrazione che mi sento di fare è: PERDETEVI. Concedetevi una giornata senza meta e andate a caso. Curiosate, buttate la testa nei giardini e nelle terrazze, parlate con la gente del posto. Non avete idea del bagaglio emotivo che vi porterete a casa.

Ed è proprio di questo che voglio parlarvi: di tutte le persone che hanno reso questa vacanza speciale.

A cominciare da Elettra, che a Santa Marina gestisce la galleria e residenza d’artista Amaneï: “mi casa es tu casa, non c’è bisogno che ti faccia vedere la strada, vai!” mi ha detto dopo avermi abbracciato, aprendomi la scalinata che porta alla mia terrazza preferita. E nel libro che ho scelto ci ha infilato un biglietto con scritto “Ben tornata a casa!”.

Casa. La sensazione dominante è stata quella, di una famiglia che allarga le braccia, che apre le porte, che è orgogliosa di mostrarsi in modo generoso e disinteressato.

Come il benvenuto di Raffaele Caruso, mitico mixologist dell’Hotel Signum: sempre allegro, sempre sorridente, sempre cordiale. E il suo cocktail sulla terrazza con vista Stromboli e Panarea è diventato ormai il mio rituale di inizio vacanza.

E poi la mia casetta al porticciolo di Malfa, quel gioiellino di luce in una posizione incantevole, e il proprietario che mi fa trovare dei fiorellini di campo in bagno, e i vicini di casa che mi danno la password del wifi e mi chiedono se serve un passaggio in paese.

O Enza, che viene a prendermi al bar la mattina dopo in scooter e mi porta al noleggio della macchina: “sei proprio innamorata di quest’isola”, mi dice fiera mentre mi consegna la mitica Ka, fedele compagna di avventure della vacanza.

C’è Maurizia, un impiego in comune e un amore grande per suo figlio Roberto che ora la guarda dal cielo, dopo essersi impegnato per far diventare i Sapori Eoliani un gioiello nella lavorazione dei capperi: Maurizia che mi accoglie con gli occhi che le brillano mentre sta preparando zucchine eoliane con altre collaboratrici in una casa a Pollara, ed è impossibile non commuoversi davanti a tutto questo profondissimo amore portato avanti nel lavoro di tutti i giorni con cura e dedizione.

E poi la famiglia Caruso del Signum al completo: Martina, 27 anni, 1 stella Michelin, talento puro e umiltà disarmante, che mi fa provare il suo menù degustazione ed esce spesso dalla cucina per chiedermi come lo trovo, mentre Luca, patron del Signum nonché orgoglioso fratello di Martina, fa in modo che il mio pranzo sia memorabile curando ogni dettaglio, ogni coccola, ogni premura.

Luca è così disponibile che al mio desiderio di voler visitare una cantina locale mi chiama subito uno dei migliori produttori dell’isola, e dopo mezz’ora Nino Caravaglio è lì al Signum per me, per portarmi in giro per i suoi vigneti.

“Non è un peccato che tutti questi terreni siano incolti? Pensa che splendide vigne potrebbero starci” mi racconta Nino mentre sfrecciamo sul suo scooter verso Valdichiesa. “Però Salina è bella anche per questo, no? Ancora un po’ selvaggia, un po’ incolta” gli accenno io. “L’agricoltura non distrugge, Elena. L’agricoltura disciplina.” E come dargli torto.

C’è il gestore del Ristorante La Sirena di Filicudi che “Signorina, faccia come preferisce, ma fossi in lei mi siederei vista mare, non vista cucina”. “Oh grazie, non importa! In realtà preferirei uno dei tavoli color pastello, ma sono tutti da quattro…” “E che problema c’è? Scelga il suo colore preferito, glielo sposto in modo che abbia una bella vista”, e gli spaghetti alle mandorle sono ancora più buoni, con tutta questa cortesia (e diciamo anche che ne ho approfittato per farmi mostrare le camere al piano di sopra: spettacolo!)

L’incontro del cuore arriva ad Alicudi, isola surreale in cui faccio il pieno di invasioni di territorio solo per curiosare tra terrazze e pergolati, e quando butto la testa dentro un cortile particolarmente bello sento la voce “Venga signorina, entri pure, le mostro casa”, e ci metto due secondi netti per capire che quell’incontro con la signora Marisa sarà il più bel regalo di Alicudi. “Fatti dare un altro bacio Elena, sei proprio una bella persona” mi ha detto Marisa un’ora dopo salutandomi mentre tornavo all’aliscafo, avvolta nel suo abito lungo fiorato, occhiali Dolce e Gabbana e orecchini chandelier che “me li sono fatta io, sai? Ho preso del pizzo macramé e ci ho attaccato cose a caso, perline, ciondoli, guarda, anche un bottone” (la amo, la amo, la amo).

Ci sono Beppe e Lollo del Ravesi, che ogni volta che mi invitano per un aperitivo a bordo piscina dicono “stai a casa da noi”, come se quella piscina fosse il loro salotto. E la loro meravigliosa mamma mi mostra pizzi antichi e ricami appesi al muro come trofei, perché sa che apprezzo.

E poi lui, il signor Rando, mitico pescatore di Malfa, famoso per i gamberetti (“scriva che sono gamberetti di nassa eh! Perché sono più buoni”) che mi tratta in modo un po’ diffidente quando vado a fotografarlo la prima volta. Poi torno a trovarlo con la macchina fotografica altre volte, quando ormai riesco a riconoscere il rumore della sua barchetta che entra in porto, e un po’ si scioglie ma non troppo. Esce presto la mattina da solo, va verso Stromboli, rientra un’ora dopo e vende quel che riesce già al porto, con la bilancia old style che pare uscito da un film. Torna a pescare nel tardo pomeriggio col suo cane Dog, e vederli attraccare al porto al tramonto è pura poesia. Decido di fargli una foto istantanea e, anche se non ha molto tempo da perdere con me perché sta pulendo la barca, gliela lascio sulla sua Apecar e mi allontano, salutandolo perché il giorno dopo tornerò a casa. “L’avevo capito che lei è di Milano”, mi dice lui con tono sarcastico. Sorrido, torno verso casa. Dopo 5 minuti lo sento urlare “È bellissima signorì!!!”: il tempo di girarmi e lo vedo tutto tronfio che sventola la mia fotografia. Ecco fatto, abbiamo sciolto anche il pescatore.

E infine, Serena e Rossana, che a cena insieme mi spiazzano regalandomi una tendina ricamata direttamente dal baule della dote della nonna (perché Pizzi di Sicilia è ormai una ossessione), e mi dicono “facciamo una mostra con le tue fotografie”, e il resto ve lo racconto presto.

 

Lascerete spontaneamente le vostre coperte un giorno, senza accorgervene, sulla banchina di un porto, o sulla cima di un cratere. Vorrà dire che vi sentirete sicuri di poter affrontare le Eolie da soli. A quel punto il viaggio interiore è finito.
Gettate pure l’ancora.

(Francesco Longo, Il mare di pietra)

 

4 Comments

  • Rispondi luglio 13, 2017

    Davide

    Brava…come sempre! E’ un piacere leggere i tuoi pensieri

    • Rispondi luglio 17, 2017

      Elena Braghieri

      Grazie Davide!

  • Rispondi luglio 17, 2017

    chiara

    Buonasera Elena,
    Un bellissimo articolo, tanto che per un attimo mi è sembrato di essere lì con te a vivere questi splendidi posti, ma soprattutto a condividere con le persone che hai incontrato questo affetto dimostratoti… Anch’io amo le vacanze in solitario dove i luoghi, chissà perché, sembrano ancora piu splendidi e le giornate meravigliosamente uniche.
    Chiara Q.

  • Rispondi luglio 17, 2017

    Michela

    Pura P O E S I A! ❤️
    Mi fai sognare ad occhi aperti!

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