Sei una influencer: ci devi aiutare.

Sono una influencer – così dicono -, do visibilità.
Vero.
Nel mio piccolo ho il potere di influenzare comportamento e acquisti di chi mi segue.
Verissimo (più di quanto me ne renda conto).
 
Però.
 
[Sto per dire una cosa odiosa, ma credo sia doveroso specificarla.]
Tutto quello che comunico sui miei canali – facendolo nel tempo libero, in modo anche artigianale ma sicuramente sentito – lo comunico perché mi piace. Perché amo quella borsa, perché desidero quelle scarpe, perché sposo quella causa, perché in quel ristorante ho mangiato bene, perché in quella struttura mi sono sentita a casa.
Non esagero: ogni giorno dico una media di 5 “no” a collaborazioni che non sento vicine al mio mondo (non sono pazza: le ho contate per una settimana).

Questo perché, pur non dovendomi mantenere con il lavoro di influencer (il mio lavoro è un altro, lontano dai social), so che la mia forza sui social è l’autenticità: se vi consiglio di andare a mangiare in quel ristorante non è perché sono stata invitata dall’ufficio stampa che mi ha pregato caldamente di sponsorizzare il posto. È perché il posto l’ho provato e mi ha suscitato belle sensazioni (indipendentemente dal fatto che io quel pranzo l’abbia pagato interamente o mi sia stato offerto). Stesso meccanismo sull’abbigliamento: comunico il cappotto che mi sono comperata a prezzo pieno con la stessa passione con cui comunico la borsa che mi hanno regalato. Mi piacciono, sono nel mio mood, fanno parte della mia identità, li comunico in modo coerente.

Ma non faccio beneficenza. Cioè, non in questo campo.
 
Se una cosa non mi piace lo dico: gli uffici stampa intelligenti capiscono che lo dico per il bene di entrambi, e piuttosto che offendersi per un mancato placement (poco efficace) apprezzano l’onestà intellettuale di chi ammette che il contenuto sarebbe stato poco efficace.

Attenzione!, non serve convincermi che comunque quella cosa mi starebbe bene addosso: ho da sempre le idee molto chiare sui miei gusti, grazie dei consigli ma anche no.

In più, ci sarebbe una parolina a me tanto cara che si chiama “posizionamento“, ma non è questa la sede per un trattato di marketing: dico solo che se io decido di collocare il mio “brand” (Elena Braghieri) in una certa fascia di consumo, alcune realtà sono adatte e altre no.
 
Sembra che io abbia detto una serie di ovvietà, ma evidentemente no. Non starei ancora qui a meravigliarmi del trattamento scortese di certe persone.
 
E ora torniamo a prenotare voli per la Sicilia, che fanno un gran bene.
(No, Ryanair i voli non me li regala, e nemmeno la Regione Sicilia. E sì, continuo a parlarne con la stessa passione di sempre. Quante persone ho già influenzato?)

4 Comments

  • Rispondi maggio 3, 2017

    margherita

    Alle volte sono le cose più ovvie ad essere le più difficili da capire.
    Mi hai fatto innamorare di Favignana, mi hai regalato una foto di un tramonto che non dimenticherò mai benché non ci sia più la persona con cui ho fatto quel viaggio indimenticabile. Poco importa, ci sono ancora io quasi tutta intera e questo mi basta. Ci tornerò nelle Egadi…e sarà anche grazie a te e alle tue foto.
    Grazie di essere così, di cuore.

  • Rispondi maggio 4, 2017

    sonia scotti

    Va beh, Braghi for President! <3

  • Rispondi maggio 4, 2017

    Paola Locati

    A me la coerenza e l’autenticità piacciono. E molto

  • Rispondi maggio 5, 2017

    Alessia

    Ciao Elena, con molta sincerità ti confesso che acquisto molti capi che tu indossi oppure di cui parli sui social, ma lo faccio in primis perché mi piacciono e poi anche e soprattutto perché tu ne parli con una tale sincerità che proprio non ho l’impressione che mi stia solo facendo “influenzare”. Ti trovo autentica e questo per me vale più di tutto. So che magari te lo diranno più di 5 volte al giorno (per fortuna) ma sei un vero mito. Ciao, Alessia

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