Sicilia, torno sempre da te.

La Sicilia che cura tutti i mali mi chiamava.

Valigia, macchina fotografica, Lonely Planet, consigli degli amici appuntati in un A4, e tutte le migliori intenzioni di godermi ogni singolo istante.

Da sola.

Del viaggiare da soli ho già parlato quasi tre anni fa. Lo stato d’animo di allora era diverso da quello con cui me ne sono andata a Palermo e Scopello, ma gli effetti sono gli stessi: viaggiare da sola mi fa benissimo.

Perché quando viaggio sola non ho distrazioni. Per carità, ho fatto viaggi meravigliosi con la Dany, weekend rigeneranti con Ivo. Ma avevo bisogno di silenzi, di solitudine, di un po’ di tempo per me e la mia macchina fotografica.

E poi, quando si viaggia soli, sembrano tutti più accoglienti, più disponibili. O, forse, siamo noi che abbiamo i sensi più “aperti” ad accogliere i segnali di chi ci sta attorno, che siano segnali della natura o degli esseri umani.

Non sto qui a raccontarvi i motivi più personali per cui questo viaggio mi abbia fatto bene, ma mi limito a dirvi che è stato tutto sopra le aspettative. Molto.

Questa non è una guida di viaggio: ci sarebbe voluta una settimana abbondante per vedere tutto quello che avevo a piano.

Ma, visto che in tanti mi avete chiesto informazioni, vi scrivo il mio programma della Sicilia tra Palermo e Scopello.

Palermo.

Ah, che città indescrivibile! Palermo si nasconde, non ti sbatte in faccia tutta la sua maestosità. Ho avuto a disposizione una giornata e mezza, di cui la mezza è stata interamente dedicata alla processione del Venerdì Santo (che succede, appunto, una volta all’anno, ma se vi capita di passare le vostre vacanze di Pasqua a Palermo, segnatevi San Matteo al Cassero in Corso Vittorio Emanuele, e tenetevi libero tutto il pomeriggio, l’emozione è assicurata).

Da non perdere a Palermo:

  • I Quattro Canti, l’incrocio da Via Marqueda e Corso Vittorio Emanuele (ogni angolo è dedicato ad una stagione e ad una santa patrona della città)
  • Piazza Pretoria o della Vergogna, con quella maestosa fontana che lascia senza fiato (io mi sono innamorata anche di Palazzo Bordonaro, tanto sgarrupato da risultare affascinante)
  • La Chiesa di Santa Caterina, un sontuoso trionfo di marmi, stucchi, affreschi; da pochi giorni è stato aperto alle visite l’adiacente Monastero di Santa Caterina, che fino al 2014 ha accolto le monache di clausura dell’Ordine Domenicano. Pavimenti originali, quadri antichi e un elegante chiostro, consiglio vivamente la visita
  • La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglia, detta la Martorana, capolavoro bizantino e patrimonio Unesco
  • La Chiesa del Gesù o Casa Professa, in zona Ballarò, una delle più importanti chiese barocche della Sicilia (quando ho varcato la soglia sono rimasta senza parole)
  • Il museo Salinas, nella maestosità dei suoi chiostri
  • Un mercato. Uno a caso, ma non perdetevi l’atmosfera, i colori, i profumi, gli schiamazzi dei mercati palermitani. Io, per questioni logistiche, ho scelto quello di Ballarò, e non me ne sarei più andata via tanta era la gioia che mi trasmetteva (ho anche fatto svariati assaggini, vongole crude appena aperte, olive giganti come nespole, fragoline di Marsala… solo per il gusto di ospitarmi nel loro mondo, non di convincermi a comprare: adoro i siciliani!)
  • La chiesa di Santa Maria dello Spasimo, la magia della chiesa “con il cielo dentro”, e tutto il quartiere della Kalsa
  • La palazzina cinese, surreale residenza estiva dei Borbone commissionata in stile orientale

A Palermo ho alloggiato in quel gioiellino de L’Olivella B&B che Elena, la proprietaria, gestisce con infinita passione e attenzione nei dettagli, in quella che era la casa dei bisnonni. Atmosfera da Gattopardo, colazione preparata con estrema cura (le crostate appena sfornate ancora me le sogno) e la perenne sensazione di sentirsi a casa (fatto curioso: nei giorni in cui ho alloggiato io, il B&B era occupato da 5 donne che viaggiavano sole. Che bellissima energia!)

Ho pranzato al Bisso Bistrot, ai Quattro Canti, molto carino. Ho cenato, su suggerimento di Chiara Maci, alla Trattoria Biondo, che raccomando per chi cerca cucina tradizionale siciliana e un ambiente molto caratteristico (caponatina di antipasto, una norma da ricordare, ed ero felice).

Una merenda alla pasticceria Cappello, dove è nata la mitica Setteveli.

Sulla strada verso Scopello, una prima tappa veloce a Mondello (che mare!), e poi verso Segesta, per visitare i resti del tempio e, un po’ più su, del teatro. Sarà stata la maestosità delle opere, saranno state la fioritura incredibile della stagione e la giornata particolarmente tersa, ma ammetto di essermi commossa.

Pranzo sul lungomare a Castellamare del Golfo (la passeggiata è davvero carina e il mare super!), e sono arrivata a Scopello, nella Riserva dello Zingaro, altro gioiello della Sicilia.

Mi sono regalata due notti alla Tonnara di Scopello, che – come mi avete chiesto in tanti – affitta appartamenti, sia nel complesso principale (la suite Florio è la più ambita, ci hanno girato anche alcune puntate di Montalbano) sia nella struttura che una volta ospitava le stanze dei pescatori.

La tonnara è un luogo magico, fuori dal tempo, affacciato sul mare con vista sui faraglioni di Scopello. Mi sono goduta ogni singolo angolo, ogni suono, ogni gattino che la popola. Per due mattine mi sono svegliata all’alba per assistere allo spettacolo delle luci che si alzavano su una struttura deserta in totale silenzio, ho aspettato le luci del tramonto che calavano su una sdraio a bordo mare. È difficile descrivere a parole il senso di pace che ho provato in quei giorni, ma è stato davvero immenso.

Il paesino di Scopello, sopra la tonnara, è un piccolo gioiellino che vale la pena visitare (e, nel baglio, potete fare piccolo shopping locale). Non perdetevi il pane cunzatu del panificio da Stabile e Anselmo: è riportato su tutte le guide e posso confermare che è pazzesco!

A circa 45 minuti di macchina da Scopello un altro luogo incantato: il Cretto di Burri o Grande Cretto. È un’opera di land art realizzata da Alberto Burri nel 1984 (poi lasciata incompiuta e terminata solo nel 2015 in occasione del centenario della sua nascita) sui resti di Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice nel 1968. Prendetevi un po’ di tempo per respirare l’atmosfera di quel posto, un monumento alla morte che, in giornate di sole siciliano accecante, per me si trasforma in un inno alla vita (nota fashion: Bottega Veneta ha ambientato qui la sua campagna adv FW16-17). Arrivarci non è semplicissimo, è un posto in mezzo al nulla, ma Google Map è stato impeccabile.

 

Ogni viaggio […] è una resistenza alla privazione, perché si viaggia non per arrivare ma per viaggiare e fra gli indugi brilla il puro presente – Claudio Magris

 

Il mio racconto su Instagram, qui.

Titoli di coda: grazie ad Alessia, che mi ha suggerito L’Olivella B&B, ad Andrea che mi ha preparato una guida a Palermo speciale, a Lollo che mi ha guidato alla Palazzina Cinese, ad Elena, che mi ha accolto nella sua casa in modo commovente, ad Erika e Andrea, che mi hanno fornito la mappa del tesoro, a Stalin, che mi ha aperto stanze piene di storia, a Stefano, che mi ha lasciato andare.

2 Comments

  • Rispondi aprile 21, 2017

    SARA CALCATERRA

    Da instagram … di corsa qui a leggere, tutto d’un fiato. Come al solito tanta voglia di seguire i tuoi passi (sono stata tanti anni fa a Segesta, Castellamare del Golfo e Scopello, ma troppo giovane e poco preparata per apprezzare veramente!)

  • Rispondi aprile 21, 2017

    paolaektar

    dieci punti al panificio di Scopello!

Leave a Reply