Take a little bit more Care(‘s)

“Because all that we need to be ethical is to take a little bit more CARE”: il mio battesimo ufficiale nel mondo del food non poteva che avvenire in uno dei miei posti del cuore: l’Alta Badia

Di quella meravigliosa manifestazione chiamata Care’s vi ho già parlato abbondantemente sui miei canali social.

Qui solo qualche highlight da rileggermi quando avrò molta nostalgia.

  • Impossibile rimanere indifferenti ai segnali della Terra. Il cambiamento climatico richiede risposte innovative, che talvolta implicano uno sforzo minimo. La deputata Maria Chiara Gadda ha fornito alcuni numeri semplici:
    • lo spreco alimentare costa 8,7 miliardi l’anno (lo 0,5% del PIL)
    • in Europa ci sono 100 milioni di tonnellate l’anno di spreco alimentare
    • se tutti gli esercizi italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze, sarebbero disponibili 7 milioni di pasti ogni giorno.
  • Che incredibile energia positiva. La voglia di condividere, di aiutare, di far assaggiare, di far star bene. Ognuno con le proprie specialità, con i profumi della propria terra, orgoglioso di metterli a disposizione di 300 invitati.
  • Le Dolomiti sono già bellissime. Le Dolomiti con il cielo blu sfacciatissimo e un trattamento privilegiato non ti escono più dal cuore. Evviva la salita notturna in ovovia al Rifugio Boè, evviva la funivia all’alba per il Lagazuoi, evviva la motoslitta al tramonto scendendo da Santa Croce (quanto ho urlato, quanto?).
  • Le Dolomiti esercitano su di me un potere così forte che rischio di perdermi cose belle: per fotografare il silenzio assordante dell’alba al Lagazuoi mi sono fatta sfuggire il premiatissimo panettone di Andrea Tortora, servito all’interno del rifugio mentre la qui presente cretina si arrampicava tra la neve in cerca della luce perfetta per le foto.
  • L’uovo di montagna con radici di Norbert Niederkofler (foto di copertina): forse il piatto che meglio descrive questi cinque giorni. Allegro alla vista, semplice negli ingredienti, in perfetto stile “cook the mountain” come da filosofia dello chef 2 stelle Michelin, eppure così sofisticato e unico al palato.
  • La Sicilia sulle Dolomiti. La Sicilia delle memorabili paste Felicetti preparate da Filippo La Mantia (un nostalgico viaggio al profumo di finocchietto), la Sicilia degli appetizer di Martina Caruso, antipasto dell’edizione estiva di Care’s a Salina (sempre per il fatto che Care’s sembrava tagliata su misura su di me)
  • La grandezza di uno chef (anzi, di un uomo) si misura anche nel saper riconoscere i meriti. Cena di gala Care’s al Rosa Alpina. Quando arriva il momento di fare i complimenti a Norbert Niederkofler per il maialino che abbiamo appena mangiato, lui risponde “il piatto era buono, ma ci tengo a dire che non l’ho cucinato io, l’ha fatto lui” e indica il suo sous chef Michele Lazzarini. Io mi sono commossa.
  • Sogno la tavolata di 4000 pezzi di cioccolato preparata da Andrea Tortora per la cena di chiusura. Arrivavo da 4 giorni di pranzi / merende / cene, e ho solo assaggiato qualche cioccolatino qua e là. Perché non ho chiesto la doggy bag?
  • I compagni di viaggio fanno il viaggio. Ringrazio gli Gnambox e Anna per aver condiviso con leggerezza e professionalità questi cinque giorni insieme.
  • Parlare di food senza essere foodblogger: si può. Sono partita col timore di non farcela, e invece sembra che ce l’abbia fatta. Grazie a Miele Italia che ha creduto in me e che mi ha voluto in questa avventura stellata. A modo mio, ho raccontato di cibo, di etica, di panorami mozzafiato e di chef pieni di passione, proprio come quella che cerco di metterci io ogni volta che devo raccontare una storia.

L’alba sul rifugio Lagazuoi.

Il tramonto a Santa Croce.

La poesia dell’Alta Badia.

La creazione di Filippo La Mantia: monograno Felicetti con pesto di zenzero, lime, arancia, basilico e acciughe, ragù di salsiccia e finocchietto selvatico.

I miei compagni di viaggio.

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