Io corro da sola. A Paris.

“Hai impegni per il weekend del 5 ottobre?”

Mah, veramente mi sarei iscritta alla Deejay Ten, ma in realtà non mi sto più allenando molto, quindi dimmi pure.

“Ti andrebbe di andare a Parigi fare la 10k?”

Primo pensiero: oddio che figata!

Secondo pensiero: noooo, io senza la Ludo non faccio più di tre chilometri.

Terzo pensiero: noooo, io senza Davide che mi aspetta al chilometro nove non so se ci arrivo al traguardo.

Quarto pensiero: non mi sono più allenata, dieci chilometri sono un’infinità.

Quinto pensiero: non ho mai visto Parigi [eh, sì, non l’ho mai vista, shame on me], vederla di corsa è il modo meno banale per battezzarla.

Sesto, settimo, ottavo, nono pensiero: un weekend da single dopo tanti weekend in coppia [i pensieri non sono esattamente questi, ma ci siamo capiti].

Decimo pensiero: ovvio che ci sono!

Parigi ci accoglie inaspettatamente con una bella giornata calda e di sole. Ce lo godiamo al tavolino di un caffè prima di iniziare il tour de force verso l’appuntamento di domenica mattina.

Ad essere onesta, non credo molto nelle mie capacità: quest’estate ho corso poco, e nonostante i buoni propositi di “inizio anno”, a settembre ho corso ancora di meno.
“L’importante è esserci e godersi ogni istante”, mi ripeto.
E inizio a godermela da subito: insieme ad altri runners più o meno allenati [ma, mi pare di capire, tutti più allenati di me], provenienti da tutta Europa, ci facciamo una corsetta di benvenuto sabato pomeriggio per le vie centrali di Parigi, dopo essere stati ufficialmente “battezzati” da un tale Carl Lewis [ehi, Carl, ciao, sono sempre io, quella che a ottobre dell’anno scorso ti aveva ammorbato in Garibaldi con la sua sciatica! Hai visto che sono tornata a correre?].

Bello correre per una città che non conosci, ogni metro è scoperta, è stupore: giri l’angolo e non sai cosa ti aspetta, passi attraverso un portone e ti ritrovi al Louvre, quello che hai sempre visto nelle foto.
La domenica mattina arriva dopo una cenetta e un concerto per pochi eletti di Ellie Goulding [che Burn ce la siamo cantata tutti a squarciagola]: fa un freddo atroce, voglio dosi massicce di caffè espresso italiano che non riesco a trovare. Non ce la farò, ma non importa: in fine dei conti la prima We Own The Night l’avevo fatta anche camminando. L’importante è tagliare il traguardo.
E’ la prima volta in cui i miei motivatori ufficiali sono lontani da me. Davvero, correre senza la Ludo al mio fianco sarà la prova più dura: a chi do il 5 ogni chilometro che taglio? Sembrano gesti idioti, ma so che mi caricano incredibilmente.

La maglia ufficiale della 10k Paris Centre è bellissima, per la prima volta il numero di pettorale è stampato sopra e non devo fare i conti con le spille da balia.

Come da rituale pre-gara mi ascolto “Celebrate” di Mika: “I’ll be just fine when I see you at the finish line, doesn’t matter if I take my time, I’m coming home”.

Doesn’t matter if I take my time, appunto. A tal proposito, mi intrufolo con la Dany tra i runner incazzosi delle prime file, nonostante il mio braccialetto verde mostri chiaramente che ho stimato di chiudere i miei 10k in un’ora abbondantissima. E infatti una runner incazzosa me lo fa notare, che io non dovrei essere tra di loro, ma chissene, siamo qui per divertirci, rilassati signora, c’è posto per tutti [ok ok, mi trovo un posticino molto laterale così evito che mi asfaltiate alla partenza].

Lo sparo di inizio lo dà il mio amico Carl Lewis, e via che si parte, tutta Avenue de L’Opéra invasa da tshirt nere che corrono veloci [tranne me e Dany].

Arriva il cartello del primo chilometro e per scherzo lo fotografo: non me ne sono manco accorta, di averne già fatto uno. Sarà il freschetto [no, al primo chilometro era proprio un gelo polare], sarà che non conosco le strade, ma insomma, pensavo di essere meno in forma.

Bella questa Parigi che si risveglia col suono dei passi dei runner sul pavé. Rue de Chevalier de Saint-Georges è silenzio assordante, e passi ritmati, e vetrine chic ancora addormentate.

Il viale lungo di Rue de Rivoli mi annoia un po’, perdo la Dany poco dopo il chilometro due, e realizzo che me ne aspettano altri otto tutti da sola: la sfida di arrivare al traguardo diventa ancora più grande. Non ho la musica, lo sportwatch non è partito, non conosco nessuno. Sento solo che le gambe vanno, e, anche se le freno per farle durare più a lungo, la sensazione di essere in forma mi dà la carica per andare avanti.

Fotografare i cartelli diventa il gioco ufficiale della corsa: vado così piano che non devo nemmeno rallentare per evitare le foto mosse, e poi così sembra che il tempo passi più in fretta. Tre, quattro, cinque. Cinque! Oddio sono già a metà gara? Ma quindi ce la posso fare! Certo che ce la faccio, devo solo stare attenta a non accelerare altrimenti mi brucio.

Il tifo ai bordi della strada è parecchio: a Milano non avevo mai avuto così tanto supporto. C’è una bimba bellissima con la frangetta bionda e gli occhi blu che tiene in mano il cartello “Allez maman!” e che ritrovo più volte lungo il percorso: cara bimba bellissima, sappi che hai incoraggiato molto anche me, oltre alla tua mamma.

Ottavo chilometro, e non mi sono ancora fermata una volta. L’ottavo chilometro è una specie di arrivo psicologico, perché manca poco al nono chilometro, quello dove virtualmente ci sarà Davide a portarmi a traguardo. Il cartello del nono chilometro è pura felicità, ora posso aumentare la velocità quanto voglio, non ho più nulla da perdere. Vedo il traguardo, faccio lo scatto finale, sorrido come una ebete perché non sono nemmeno così morta come avrei creduto, l’ho fatta tutta, ce l’ho fatta, l’ho fatta tutta da sola, non ho mai mollato, il tempo di premere “Stop” sull’app di Nike+ Running e scopro che sono i 10k più veloci nella mia breve storia di runner.

Le persone con cui vorrei condividere tutta la gioia non sono lì, ma c’è Facebook, c’è Instagram, c’è whatsapp: voglio dire al mondo intero quanto sono felice e quanto sono fiera di avercela fatta senza l’aiuto di nessuno.

Sei stata bravissima! E non avevi nemmeno il #braghycoach. L’amore fa bene anche nella sfera sportiva 🙂

Non è vero che non mi ha aiutato nessuno: il calore e l’affetto dei miei Red Snakes c’era tutto anche a distanza, e credetemi, essere parte di una squadra che apprezza anche le tue prestazioni – per niente pro – è una delle belle sensazioni che mi han dato la carica giusta per arrivare al traguardo.

Grazie, Paris, per avermi fatto capire che so essere testardamente bravissima, quando mi ci impegno.

Au revoir Paris, you’ve been good to me.

 

We run Paris

 

6 Comments

  • Rispondi ottobre 6, 2014

    Naomi

    Ti seguo su Instagram e avevo capito dalla foto di ieri quanto fosse stata stupenda la corsa, ma a leggere queste parole mi sono davvero emozionata! Tra qualche settimana potrò tornare a correre seriamente dopo più di sei mesi di stop a causa della rottura e successiva operazione al crociato. E ora più che mai sono pronta ad affrontare nuove sfide con la stessa grinta e lo stesso coraggio che ho letto nelle tue parole!
    Complimenti davvero, ci vediamo in giro a Milano con un bel paio di Nike ai piedi!

  • Rispondi ottobre 6, 2014

    Sasà

    Running belongs to those who dream, challenge themselves and are brave! #runbraghyrun #abroad

  • Rispondi ottobre 6, 2014

    Tiziana

    Bellissimo!!! Deve essere stata una esperienza unica e meravigliosa!! E poi vedere per la prima volta Parigi di corsa …..dev’essere stata una vera figata!!!

  • Rispondi ottobre 7, 2014

    Simone

    Ecco dove sbaglio!!!
    Altro che “Relax…take it easy” …”Celebrate”!!!!
    Brava champ 😉

    • Rispondi ottobre 7, 2014

      Elena Braghieri

      È la mia canzone portafortuna con la Ludo!

  • Rispondi ottobre 8, 2014

    Cinzia

    Tantissima stima e anche un poco di sana invidia! Brava Elena

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