Se non corri a Capodanno…

Roma, 31 dicembre, We Run Rome: per il terzo anno consecutivo ho deciso di festeggiare il capodanno di corsa.

Dettaglio trascurabile: l’ultima volta che ho corso era inizio ottobre, alla Deejay Ten. Anche in quella occasione non mi ero allenata, ma mettici la bellezza di Milano, mettici la carica del #teamBraghy, mettici la leadership del pacer d’eccezione Davide, ce l’avevo fatta.

Perché non dovrei farcela pure a Roma?

[perché Roma non è in piano, Braghy. Perché Roma è un continuo salita – salita – discesa – salita – discesa, obbligando il tuo cuore a delle montagne russe che manco la peggior storia d’amore].

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Spoiler: l’ho chiusa con il peggior tempo di sempre, un’ora e 11 minuti, con un malessere brutto brutto dopo il settimo chilometro che mi ha costretto a fermarmi due minuti e camminare.

Però.

Non sono una invasata della corsa. Non sono una che sui social condivide quotidianamente allenamenti, tabelle, stretching, percorsi di corsa: semplicemente, amo le sensazioni di libertà e di felicità che la corsa mi provoca ogni volta che mi allaccio le scarpe e faccio partire lo sportwatch [a proposito, a Roma mi si è rotto pure lo sportwatch].

Quindi, quella che per un runner dovrebbe essere una sconfitta, o un tempo da nascondere da tutti i social, per me è stata semplicemente un’occasione di incontenibile gioia collettiva.

E gran parte della gioia – quella non proveniente dalle endorfine – me l’hanno regalata i pacer.

Sì, perché come già successo per la DeejayTen, anche per la We Run Rome la Nike ha reclutato 200 pacer che aiutassero i runner ad arrivare a traguardo, in base alle possibilità e alle sfide personali di ognuno.

Io poi ero privilegiata il doppio: il mio pacer era personale [che poi Davide abbia fatto più assistenza sociale che pacing, ne possiamo parlare].

A parte che io così tanti boni tutti insieme non li vedevo da un pezzo – ma poi lo spirito di squadra, la voglia di mettersi da parte per far sentire vincitori gli altri, la carica incontenibile di questi ragazzi nell’incitare anche la più schiappa delle schiappe [tipo la Braghy, per dire] a non mollare… Ve lo assicuro, era commovente.

E se ancora mi devo riprendere del tutto dalla fatica di quel pomeriggio, in una Roma da lasciare senza fiato [“Braghy, voltati a sinistra, guarda!” mi ha detto Davide a metà salita del Pincio – quel mostro del Pincio – e Roma era lì sotto, splendida come non mai], la lezione dei pacer è la più bella che possa portare a casa:

non c’è felicità più grande della felicità che provochi agli altri.

[un grazie grande così al team di Nike, a Greta che ha supportato/sopportato giorni di organizzazioni e richieste sempre con un sorrisone enorme, a Fede che da Roma ha coordinato tutto nei minimi dettagli – dalle rotture di palle tipo “scusaaaa avete sbagliato la taglia della mia tshirt!” a “ragazzi stanno arrivando gli ultimi runner, forza, facciamo il tifo per loro!”. E un grazie a quel genio di Skilly, fotografo ufficiale di tante corse, che ogni volta cattura istanti in modo commovente, turning ordinary into magic].

Ecco la fotostoria.

Pronti, si parte: selfone di gruppo con l’esercito dei pacer [e una improbabile majorette]

Sulla linea di partenza, miao.

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La crisi del settimo [chilometro], “Braghy respira profondo”, e Davide da pacer diventa un angelo.

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L’arrivo, la stanchezza infinita.

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L’arrivo, la gioia infinita.

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E ora mi unisco ai pacer per incitare gli ultimi runner in arrivo.

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No, vi prego, fatemi rifare l’arrivo, è troppo emozionante!

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Eccoli qui, i veri artefici del successo.

pacers

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Foto: Andrea Schilirò

7 Comments

  • Rispondi gennaio 4, 2016

    Gloria

    L’ho già detto… sei straordinaria! Mi rendo conto di conoscerti solo “superficialmente” attraverso i social e un breve scambio alla werunmilano, ma con la tua umiltà e dolcezza riesci a toccare nel profondo chi ti legge… Hai la capacità di meravigliarti per le piccole cose e i gesti semplici, dote rara ormai! Non vedo l’ora che ci sia di nuovo la werunmilano per respirare dal vivo la tua energia positiva… Good vibes! ?

    • Rispondi gennaio 4, 2016

      Elena Braghieri

      Magari ci vediamo anche prima!

  • Rispondi gennaio 4, 2016

    Tiziana

    Quest’anno c’ero anch’io è fatto più o meno il tuo tempo!!! Corro perché mi piace senza troppe ambizioni ma per il solo piacere di divertirmi e vedere la gioia intorno a me!! Devo dire che abituata a Milano e dintorni, i sali scendi di Roma mi hanno messo a dura prova, ma ne è valsa la pena!!! ?

    • Rispondi gennaio 4, 2016

      Elena Braghieri

      Sì, il percorso era davvero mozzafiato <3

  • Rispondi gennaio 5, 2016

    Valentina

    Circa un anno fa ho scoperto casualmente il tuo profilo Instagram e poi questo blog.
    Trovo davvero molto interessanti le foto che condividi e sincere le storie che racconti.
    Anche io ho un rapporto molto simile al tuo con la corsa, iniziata per curare una ferita e proseguita ad intermittenza con grande fatica ma anche con gioia.
    Anche io avrei voluto partecipare ma quest’anno non è stato possibile.
    Grazie per aver condiviso con generosità le emozioni di questa giornata.

    • Rispondi gennaio 5, 2016

      Elena Braghieri

      Ma grazie a te che continui a seguirmi da un anno! Per me la corsa è questo: poca costanza, nessuna ansia da prestazione, ma soprattutto emozioni forti e belle. E ti giuro che ogni volta che riguardo queste foto mi commuovo come se stessi rivivendo quei momenti 🙂

  • Rispondi marzo 31, 2016

    Chiara

    ho letto tutto di un fiato tutto il tuo blog … attratta principalmente dalle corse (sto cercando di ritrovare la motivazione dopo mesi di ferma) e poi … ecco … ho scoperto tutto il resto e mi sono appassionata ancora di più per le cose che abbiamo in comune tipo l’amore per le dolomiti e favignana … beh, vedo che non scrivi più molto ma spero tu lo rifaccia presto! Sicuramente anche le tue splendide foto su instagram “parlano” … ma con le parole scritte sei davvero fantastica! Mi piacerebbe tanto una corsetta insieme .. seguirò i tuoi appelli! 🙂

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